• Mediterraneo, europeo, italiano, abruzzese, chietino.

  • Figlio, fratello, nipote, cugino.

  • Scrittore, sceneggiatore, copywriter, social media manager, illustratore, fotografo. 

  • Anarchico individualista/socialdemocratico, umanista, pragmatico, cinico, sofista.

  • Storico, onironauta, esploratore di città fantasma, animalaro, bollicine e ravioli mania.

  • Trial runner, centrocampista, playmaker.

  • Empatico, romantico, narcisista, ciclotimico, sanguigno, sfacciato, curioso fino al limite della molestia.

  • CONTRADDITTORIO

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ME-ME-ME-ME-ME

 

In principio c’erano gli indiani e i cowboy. Una manciata di soldatini e il pavimento si trasforma nelle lande desolate del Texas. Tu scegli da che parte stanno i buoni e i cattivi.  

Io sceglievo sempre di stare dalla parte degli indiani. Odiavo i film con i pellerossa sanguinari e selvaggi; i miei universi improvvisati sul pavimento si ispiravano invece agli spaghetti western che guardavo in tv con mio padre, e alle storie di Tex. Lì i giusti, gli emarginati, gli imperfetti, i crudeli, stavano tutti dalla stessa parte. Giorno dopo giorno si alternavano finali truci o comici, e poi compromessi, guerre, strane combinazioni sessuali: il capo indiano sposava lo sceriffo, e fino al giorno dopo, pace era fatta. 

Poi i soldatini finiscono in garage, e smetti di costruire le tue storie. Ora vuoi che siano gli altri a raccontarti qualcosa sul mondo che impari a conoscere. Ti lasci attraversare come una cozza, e inizi a accumulare personaggi, luoghi, azioni. Il pomeriggio dopo pranzo aspetti le puntate dei Simpson; il sabato, le sale di un cinema diventano il tempo e lo spazio giusto per essere felici.   

I film ti ricordano la tua materia preferita a scuola: la storia. La tua professoressa è meno brava dei registi che ami, ma non importa; che si tratti di immagini, romanzi, film o chissà che, tu ti lasci impressionare e cerchi la contraddizione presente in ogni racconto. Anche la nonna può essere una buona fonte, nonostante racconti spesso la stessa storia.    

         

È la fase in cui ti chiudi a guardare film e leggere libri: l’estate è la stagione preferita perché puoi leggere quanto vuoi e la notte passano i filmoni su Rete4. Sei felice in quella bolla. A breve scoprirai internet e capirai che anche una pagina di Wikipedia sui Chihuahua o il più stupido dei social network sanno scandalizzarti: credevi di aver già sentito tutto, ma ci sono ancora milioni di racconti che non conosci. Ad esempio, lo sapevi tu che gli eschimesi lasciano i vecchi in punto di morte alla deriva su un iceberg? NO, ma ora me lo segno.

Fai una lunga lista di film e libri capolavoro e inizi a consumarli uno dopo l’altro. Nel frattempo scrivi ogni giorno sui tuoi libretti e riinizi a raccontare storie. Stavolta non lo fai per gioco, è una necessità: le racconti per piacere alle ragazze e ai tuoi amici; a tua madre devi dirle, altrimenti ti assilla; a te stesso, necessariamente, sennò non hai voglia di alzarti dal letto.
Quel mondo però non è il tuo; è quello reale, e rischi di farti assorbire da una trama che ti vuole protagonista sfigato. Possono essere una ragazza o degli amici stronzi, e subito ti senti il martire del tuo racconto.    

I film da vedere e i libri da leggere aumentano vertiginosamente, ma tu ora procedi con calma. Sei stanco di essere schiavo delle storie degli altri: ora vuoi creare il tuo mondo. Vuoi un equivalente dei soldatini di un tempo, e lo trovi nei mondi di cui scrivi.    

   

Se i tuoi amici ridono quando racconti le tue storie assurde, forse significa che potrebbero piacere ad altri. Così ci provi: studi cinema all’università, inizi a scrivere sceneggiature, racconti, articoli. Ma non perché pensi che questa sia l'unica strada da seguire: lo fai per dimostrare a te stesso e al mondo che quello hai scelto per il resto della vita.             

Hai scommesso su di te e ora devi crederci. Come in un pitch, se vuoi vendere la tua storia a qualcuno devi prima convincere te stesso.    

    

Ora torni a giocare come un tempo. Stavolta davanti non hai il pavimento, ma la carta. Con te gli stessi principi di sempre: per ogni cowboy c’è un indiano e il suo punto di vista; per ogni storia, milioni di interpretazioni e possibilità inespresse; di ogni racconto, ciò che importa non è il fatto, ma il mistero che lo pervade, l’incertezza.
Questa sarà la tua religione e tu continuerai a seguire le regole che hai imparato nel tempo dai tuoi maestri: Calvino, Kaufman, Flaiano, Carver, Scola… Molti sono morti ma tutt’insieme affollano, con mille altre forme e fantasmi, il personalissimo immaginario che hai deciso di raccontare. L’unica cosa che manca è coinvolgere gli altri nel tuo universo.

Ma di questo non devi preoccuparti: tempo ne hai, e si sa, gli universi sono in continua espansione.

marcomammarella95@gmail.com

+39 334 35 56 061

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